Una volta mi dissero che siamo ciò che ci spaventa di più. Un po’ contorta come cosa, soprattutto considerando che a dieci anni non possiamo neanche immaginare tutto ciò che potrebbe spaventarci. Così cresciamo, un giorno alla volta, aggiungendo ed eliminando dalla lista di paure sempre più elementi. Ma se sei uno sportivo, uno di quelli che nella competizione trova parte della sua integrità mentale, la sola materia che farà sempre parte di quella lista sarà il pensiero della sconfitta.
Un pensiero che deve restare astratto, al margine, che non deve prendere le sembianze di un’idea, altrimenti sarà già tardi per scacciarlo. Ma la parte migliore di questo (o peggiore, dipende dal punto di vista) è che si può sempre mandare via, trasformarlo in bolle di sapone mai gonfiate.
All’ombra del Cristo Redentore, sotto quelle braccia che stringono la baia di Rio De Janeiro, Mattia non ha avuto paura. Si è affidato, nonostante qualche insicurezza, alle sue capacità, dimostrando che quella medaglia individuale inseguita e mai raggiunta, alla fine non era così lontana dalla sua mano. E neanche dalla sua punta, che sul 15-10 contro il canadese Budovksi ha spazzato via qualsiasi fantasma dalla mente de nostro fiorettista. Bronzo alla fine; così come nella gara a squadre, dove si voleva e poteva vincere, dove si è conquistato un terzo posto che ha comunque il sapore di vittoria, perché una medaglia non è mai scontata.
Così come non è scontata la striscia d’oro della gioventù rampante del GPG. I quattro titoli di Rachele, Irene, Francesco e Adelaide conquistati ai Campionati Regionali di Gorle (oltre ai vari podi e coppette), insieme ai podi e i piazzamenti della gara Nazionale di Ancona, rappresentano l’antipasto dell’imminente Campionato Italiano di Riccione. E dentro le mura del palazzetto romagnolo, la paura andrà lasciata dormire, nascosta magari nella borsa, sotto una lama spezzata che possa impedirle di uscire. E tra l’odore di piadina e lo sguardo puntato alla pedana della finale, tutti i nostri giovani Under 14 sono già pronti a gettarsi nella mischia per conquistare l’alloro.
A proposito, proprio Riccione ha incoronato nuovi Campioni Nazionali Gold Giacomo Lasagna (Cadetti) e Alessandro Bossini (Giovani). Nella sala dove la corona è una medaglia d’oro, i due leoni bresciani hanno dettato legge, vincendo non solo contro gli avversari, bensì anche contro loro stessi. Ripetitivo, lo so, ma se non avete mai fatto scherma è complesso spiegare quanto sia arduo fare i conti con quello che c’è dentro la testa. E stavolta sia Giacomo che Alessandro hanno dominato istinti e pensieri di paura, dando forma solo a all’idea di vittoria.
Forse la nostra paura più grande non è crescere e diventare ciò che non vorremmo; magari è semplicemente una scusa che dobbiamo eliminare per poter splendere. E a chi non è ancora riuscito a dominare sé stesso, a chi ancora è spaventato dalla possibilità di essere grande, a chi ha talento e forza oltre misura ma non è ancora riuscito a esprimerlo, a chi un giorno non avrà più paura, ‘regalo’ in chiusura queste parole di Marianne Williamson. Che possano essere fonte d’ispirazione.
“La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati. La nostra paura più profonda, è di essere potenti oltre ogni limite. E’ la nostra luce, non la nostra ombra, a spaventarci di più. Ci domandiamo: “Chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso?” In realtà chi sei tu per non esserlo? […] E quando permettiamo alla nostra luce di risplendere, inconsapevolmente diamo agli altri la possibilità di fare lo stesso. E quando ci liberiamo dalle nostre paure, la nostra presenza automaticamente libera gli altri.”